Fisco da nemico ad alleato più regole, meno pressioni per rilanciare la nautica

E c’era il fisco. E c’è ancora, ci mancherebbe. A cambiare, però — e siamo di fronte a una svolta che qualcuno potrebbe definire storica — è il rapporto fra questi due soggetti, come testimoniato dall’appuntamento di ieri al Salone con la presentazione della quinta edizione della guida “Nautica&Fisco“.

Rapporto che in passato chiamare conflittuale sapeva tanto di eufemismo, visto il carico di norme e l’entità della pressione fiscale che si abbatteva sul popolo della nautica. Quel rapporto, per certi aspetti, ebbe forse il suo apice, o meglio il suo punto più basso, quando nel pieno della crisi del settore, nel 2012, il governo decise da un giorno all’altro di varare una norma che tassava il possesso delle barche. Il concetto, più o meno, suonava così: le barche sono tante, tassiamole e incameriamo una cifra sostanziosa e quanto mai utile a rimpinguare le casse dello Stato.

Il risultato fu doppiamente disastroso: una fuga repentina delle barche dall’Italia (e poco servì a cambiare la tassa di possesso in tassa di stazionamento) e introiti ridotti al lumicino. Erano due mondi che davano l’impressione di non parlarsi. O che comunque, pur parlandosi, non riuscivano a farsi vicendevolmente capire. Da allora è passato qualche anno, il dialogo non è mai venuto meno e alla fine sono arrivati anche i risultati.

Ora parlare di un fisco amico potrebbe suonare eccessivo, ma senza dubbio si può considerare alleata una fiscalità che guarda con attenzione e senza pregiudizi al comparto della nautica. Un mondo trasversale, ma per nulla elitario (il 90% dei possessori di barche ha unità al di sotto dei 10 metri), che non chiede particolari trattamenti di favore, ma non accetta pregiudizi e luoghi comuni (il parallelo possessore di barca uguale evasore) e vuole solo potersi confrontare alla pari, in quanto a norme e pressione fiscali, con gli altri Paesi concorrenti. Intendiamoci, chi sbaglia deve pagare e se possibile con intensità ancora maggiore.

Ma chi rispetta le regole e produce ricchezza e lavoro, come succede per le imprese della nautica, deve poter crescere senza lacci di alcun tipo. Per questo, l’evento di ieri al Salone, assume una valenza non marginale nel percorso di dialogo che Ucina ha avviato con enti, istituzioni e interlocutori di riferimento. Erano infatti quattro anni che la guida non veniva aggiornata. E da allora molte cose sono cambiare. «In questi quattro anni abbiamo assistito a un’importante evoluzione delle norme nazionali e comunitarie con novità in tema fiscale, doganale e di altri adempimenti previsti per la navigazione da diporto nelle acque nazionali» spiega Ezio Vannucci, Moores Rowland Partners, autore del testo la cui prefazione è scritta da Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che confida «grazie a Ucina in un rapporto ancor più costruttivo con gli operatori di un comparto importante per il Paese».

«Sul tema della nautica e del fisco abbiamo le idee molto chiare — spiega la presidente Ucina Carla Demaria che ormai trattiene sempre più a fatica l’entusiasmo per l’andamento di questa edizione del Salone che sembra davvero superare le pur ottimistiche previsioni della vigilia — Sono grata alle istituzioni per il rapporto che è cambiato, e di cui già vediamo gli effetti, ma su questo fronte abbiamo bisogno di un ulteriore aiuto, per riuscire a cavalcare l’onda della ripresa con maggior vigore, cogliendo le opportunità che oggi ci fornisce il mercato».

«Ci stiamo riorganizzando e uno dei punti chiave è mettere il contribuente al centro dell’attenzione — chiude il direttore aggiunto della Direzione centrale normativa dell’Agenzia delle Entrate Giovanni Spalletta — Si è fatta chiarezza su parecchi argomenti, ma ce ne sono altri su cui lavorare nei prossimi mesi». Avanti così.